La comunita’ ebraica di Gorizia

di Maria Elisabetta Loricchio

Le prime testimonianze sulla presenza ebraica a Gorizia risalgono al 1316, quando un certo Bonissachus Judeus, il primo ebreo di cui si abbia testimonianza certa, abitava in una delle case della Piazza Inferiore, oggi piazza Cavour.  Dal 1648 fino al 1696 l’insediamento ebraico si trovava nella Cocevia, sotto le pendici del castello in una delle zone quindi più salubri e protette della città. Dopo l’epidemia di peste che colpì la città nel 1682 l’imperatore Leopoldo I nel 1696 emanò un editto che prevedeva il trasferimento coatto degli ebrei in un quartiere separato. Fu scelta la zona della Contrada San Giovanni, considerata malsana in quanto confinante con la Chiesa di San Giovanni, nel cui cimitero erano sepolte proprio le vittime dell’epidemia. I proprietari delle case della contrada  furono costretti a vendere e gli ebrei a comprare le case. La piccola comunità creò subito un oratorio dove svolgere le funzioni religiose e solo nel 1756 venne inaugurata la Sinagoga, che ancora oggi si può visitare nel vecchio ghetto.

Nel XIX secolo la comunità ebraica di Gorizia inizia ad essere integrata all’interno del tessuto socio-economico e culturale della città. Infatti dopo la settecentesca patente di tolleranza, emanata da  Giuseppe II nel 1781, che aveva permesso una certa libertà all’interno dell’Impero asburgico e dopo l’occupazione francese, che nel 1812 aveva abbattuto i cancelli del ghetto, la popolazione cittadina di religione ebraica iniziò lentamente ad allontanarsi dalla contrada del ghetto ed a spostarsi sia a livello lavorativo, sia come abitazioni di residenza. Molti i personaggi che in questo periodo diedero lustro alla storia di Gorizia ed alla sua comunità ebraica. I rabbini Abraham Vita Reggio ed il figlio Isacco Samuele, quest’ultimo traduttore del Pentateuco e studioso di filosofia ebraica, che fecero della città una ‘Piccola Gerusalemme sull’Isonzo’; Graziadio Isaia Ascoli, noto glottologo, linguista, uomo di cultura e uomo politico del Regno d’Italia, goriziano di nascita, ma italiano di sentimenti; Carolina Sabbadini Luzzatto, che fu  l’anima dell’interventismo goriziano, giornalista di testate liberal-nazionali come il Corriere di Gorizia ed il Corriere friulano.; Carlo Michelstaedter, filosofo, poeta, pittore che morì suicida per un colpo di rivoltella il 17 ottobre 1910 a soli ventitré anni; Vittorio Bolaffio, pittore, goriziano di nascita, trasferitosi poi a Trieste, che ritrasse alcune persone della Comunità Ebraica di Gorizia come il padre e la madre e come Carlo Morpurgo; Enrico Rocca, interventista e volontario nella Prima Guerra Mondiale, tra i fondatori dei Fasci di Combattimento, che si allontanò dal fascismo e si dedicò al giornalismo lontano da Gorizia, suicidandosi nel 1944.

Nel 1873  la Comunità ebraica di Gradisca venne incorporata nella comunità di Gorizia. Nel 1880 la Contrada del Ghetto cambiò nome e venne intitolata al glottologo Graziadio Isaia Ascoli, ancora vivente. Nella seconda metà dell’800 gran parte della comunità ebraica, inserita anche in attività sportive, come in quella della nascente Unione della Ginnastica, è particolarmente attiva dal punto di vista politico: si dichiara per la maggior parte irredentista. Con il sorgere del nuovo secolo la popolazione ebraica aumentata di numero, perché prosegue e si infittisce l’emigrazione di ebrei dall’Europa orientale in seguito alle persecuzioni ed ai pogrom antisemiti. Arrivano infatti famiglie dall’Ungheria, dalla Boemia e dalla Moravia, dalla Galizia, da Lublino e da Odessa, che si inseriranno nel tessuto cittadino senza problemi, pur continuando a parlare le lingue d’origine nelle rispettive famiglie, come l’yiddish.

Negli anni della Grande Guerra giovani ebrei goriziani diedero la vita per l’italianità delle nostre terre, come Edgardo Bolaffio, che trovò la morte sul Calvario il 19 luglio 1915. Anche la Sinagoga di via Ascoli venne danneggiata dai bombardamenti della Grande Guerra. Nel 1922  venne creato a Gorizia un  gruppo sionista chiamato “Tikvatah-Hechatutz” -”La speranza del pioniere” fondato da Oscar Morpurgo, che tentò, con l’aiuto di Angelo da Fano,  di infondere nei ragazzi e nei giovani della comunità una coscienza ebraica e sionista. Lo scopo era quello di svolgere attività ricreative, di propagare l’idea sionista e raccogliere fondi per la Eretz Israel, la Terra Promessa, e di abituarli alla vita che laggiù li attendeva. Tra le molteplici iniziative vi erano i corsi di lingua ebraica e in particolare modo, venne introdotto l’uso della lingua parlata. Alle attività didattiche si affiancarono anche quelle ricreative, giochi, escursioni, inoltre la Comunità mise a disposizione dei giovani pionieri un orto nel quale poter far pratica di agricoltura.

Bisogna poi ricordare che nel 1930 confluirono nella comunità di Gorizia le comunità di Udine e di S.Daniele, troppo piccole per reggersi autonomamente. Quindi nel 1931 abbiano un totale di 288 ebrei in città ed un totale comunitario di 323 persone. Nel 1934 venne riaperto il forno per le azzime nella via Ascoli dalle famiglie Koschitzky e Mayer, sintomo che la popolazione ebraica era attaccata alle sue tradizioni religiose.
Nell’agosto del 1938 viene ordinato dalla prefettura un censimento della popolazione ebraica cittadina, che doveva comprendere non solo i residenti, ma anche coloro che per svariati motivi fossero stati  presenti al momento nel territorio della comunità. E’ questo il momento in cui vengono emanate le Leggi Razziali, con le quali  vengono radiati dall’albo due medici, uno di origine ungherese, il dott. Birò, e una di origine rumena, la dott.ssa Goldstein, in quanto risultavano ebrei stranieri avendo preso la cittadinanza italiana dopo il 1 gennaio 1919.

E’ questo anche il momento in cui alcune persone, seguendo i loro ideali sionisti, si trasferirono in Eretz Israel per contribuire alla nascita dello stato ebraico. Anche gli  insegnanti e gli studenti vengono allontanati dalle scuole dello Stato. Fu proibito l’esercizio di alcune professioni, come quella medica, permessa prima solo all’interno della comunità, ma poi vietata completamente. E dal dolore morì uno dei medici più noti e ricordati della città, Silvio Morpurgo, che gli anziani ancora ricordano con la bicicletta ed il suo cane lupo. Altri imprenditori dovettero intestare ad altri la propria ditta, come dovette fare Attilio Morpurgo, titolare di una ditta di alimentari all’ingrosso. In questo momento persino la via dedicata ad Ascoli cambiò nome in via Tunisi.   Nel 1942 venne emanata una legge italiana che obbligava gli ebrei al lavoro coatto: gli uomini lo dovevano svolgere presso la Segheria Crocetti, a Salcano, mentre le donne lo dovevano svolgere in un laboratorio che confezionava divise militari.

Con l’annuncio dell’armistizio l’8 settembre 1943 la situazione cambiò completamente. Dopo l’occupazione nazista venne creata, nell’ottobre 1943, ufficialmente la zona di operazioni detta Adriarisches Kunsterland (Litorale Adriatico), sotto il diretto controllo tedesco. I territori di frontiera, fra cui Fiume, Trieste e Udine col loro retroterra istriano e friulano erano stati ceduti dalla RSI ai nazisti.  Nella zona infuriava la lotta partigiana. Alcuni appartenenti alla comunità goriziana si erano già allontanati dalla città, chi, come Marcello Morpurgo, nascondendosi sotto falsa identità, chi nelle fila dei partigiani, come i fratelli Giacomo e Tullio Donati, che sacrificheranno la propria vita per la libertà nella resistenza.  Nella notte del 23 novembre 1943 una retata distrusse ciò che rimaneva in città della comunità ebraica, che tanto aveva dato nei secoli alla storia cittadina, portando ad Auschwitz 78 persone. Solo due fecero ritorno.

Alla fine della guerra l’88a Divisione Americana ‘I diavoli blu’, contando al suo interno numerosi ebrei , riaprì la Sinagoga al culto con il rabbino militare Nathan Barak. La comunità sopravvisse autonoma fino al 1969, quando viste le poche persone rimaste venne aggregata alla comunità ebraica di Trieste.  Rimangono oggi da visitare i luoghi in cui questa comunità visse e operò: La Sinagoga, il ghetto e il cimitero ebraico di Valdirose.

Related Posts:

This entry was posted in Storia and tagged , . Bookmark the permalink.

Post a Comment

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


7 + = nove

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>